L’occhio secco è una malattia cronica della superficie oculare in cui il film lacrimale non riesce più a proteggere l’occhio in modo stabile. Non dipende solo dalla quantità di lacrime: molto spesso le lacrime ci sono, ma evaporano troppo in fretta. Per questo non tutti gli occhi secchi sono uguali e non tutti rispondono alle stesse cure.
Che cos’è l’occhio secco
Le linee guida internazionali più recenti (TFOS DEWS III, 2025) definiscono l’occhio secco come una malattia multifattoriale e sempre sintomatica, caratterizzata dalla perdita di equilibrio del film lacrimale e della superficie oculare, in cui concorrono instabilità del film lacrimale, aumento della sua concentrazione salina (iperosmolarità), infiammazione, danno della superficie e alterazioni della sensibilità.
Da questa definizione derivano tre conseguenze pratiche:
- È una malattia, non un semplice fastidio. Il termine “sindrome dell’occhio secco” è ancora molto usato, ma oggi si preferisce parlare di malattia, perché i meccanismi che la producono sono noti.
- È multifattoriale. Raramente esiste una causa sola: per questo raramente basta un solo trattamento.
- Per la diagnosi servono sia i disturbi sia un segno clinico misurabile. Alterazioni della superficie oculare senza disturbi non sono occhio secco, e vanno inquadrate diversamente.
I sintomi: non solo “secchezza”
I disturbi più frequenti sono:
- bruciore, sensazione di sabbia o di corpo estraneo;
- arrossamento e irritazione che tornano ciclicamente;
- fastidio alla luce;
- palpebre pesanti e affaticamento verso sera;
- lacrimazione eccessiva — sì, l’occhio secco può far lacrimare: la superficie irritata attiva una lacrimazione riflessa, abbondante ma di scarsa qualità;
- vista che si annebbia e si schiarisce ammiccando;
- peggioramento con vento, aria condizionata, riscaldamento, schermi;
- difficoltà crescente a tollerare le lenti a contatto.
Due aspetti meritano attenzione particolare.
Il primo è la fluttuazione della vista. Il film lacrimale è la prima superficie ottica dell’occhio: quando si rompe tra un ammiccamento e l’altro, l’immagine perde nitidezza per qualche secondo e poi torna a posto. Non è un difetto di vista, ed è un motivo frequente di cambi di occhiali inutili.
Il secondo è che i sintomi non sono proporzionali alla gravità. Si può stare molto male con un esame quasi normale, oppure avere segni evidenti con pochi disturbi. È una delle ragioni per cui l’occhio secco viene spesso sottovalutato — o, al contrario, trattato come se fosse solo un problema di “gocce”.
Un occhio che lacrima può essere secco? (video, 1 min)
Leggi la trascrizione del video
Dunque, una lacrimazione profusa, lacrime che escono dall’occhio, quindi una persona che continua a lacrimare, può essere un segno di occhio secco. Non lo è per forza: può esserci, per esempio, un’ostruzione delle vie lacrimali. Quindi, o c’è l’ostruzione delle vie lacrimali per cui la lacrima non riesce a defluire nel naso come dovrebbe fare correttamente e straborda per questo, o spesso succede che la lacrimazione è troppo abbondante. A questo punto, perché la lacrimazione è troppo abbondante? In ogni caso, secondo me è utile farsi vedere per inquadrare bene il problema e capire nel singolo caso qual è la patologia sottostante. Perché c’è infiammazione che determina una lacrimazione abbondante? Spesso la causa è l’occhio secco. Possono esserci altri motivi: ci può essere una congiuntivite, per esempio, che è un’infiammazione della membrana che ricopre la parte bianca dell’occhio. Allora anche lì, qualsiasi infiammazione della superficie dell’occhio può far lacrimare di più, e se lacrima tanto l’occhio poi alcune lacrime escono. Quindi comunque dal mio punto di vista conviene controllare e capire perché succede.
Perché l’occhio si secca
Il film lacrimale ha una componente acquosa, prodotta dalle ghiandole lacrimali, e una componente lipidica (grassa), prodotta dalle ghiandole di Meibomio nel bordo delle palpebre, che ne rallenta l’evaporazione. L’occhio secco nasce quando una di queste componenti — o entrambe — non funziona.
- Forma iperevaporativa, la più frequente. Le lacrime possono esserci in quantità normale, ma evaporano troppo in fretta perché lo strato lipidico è alterato. La causa principale è la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, spesso associata a blefarite e a rosacea oculare, e favorita dalla riduzione dell’ammiccamento davanti agli schermi.
- Forma iposecretiva. La produzione acquosa è ridotta, per invecchiamento delle ghiandole lacrimali, farmaci, alterazioni della sensibilità corneale o malattie autoimmuni come la sindrome di Sjögren.
Nella maggior parte dei pazienti le due componenti coesistono. Per questo, più che incasellare il paziente in una categoria, oggi conta identificare quali meccanismi sono realmente attivi nel suo caso: è da lì che dipende la terapia.
Che cosa lo favorisce
Fattori non modificabili: età, sesso femminile, menopausa, malattie autoimmuni (sindrome di Sjögren, artrite reumatoide, lupus, tiroidite), diabete.
Fattori su cui si può intervenire:
- farmaci per uso generale: antistaminici, antidepressivi, ansiolitici, beta-bloccanti, diuretici, isotretinoina, terapie ormonali;
- colliri usati a lungo, soprattutto se contengono conservanti — le terapie croniche per il glaucoma sono l’esempio tipico;
- uso di schermi: già 1-2 ore al giorno si associano a effetti misurabili sulla superficie oculare, perché davanti a un monitor si ammicca meno e in modo incompleto;
- lenti a contatto, soprattutto se portate molte ore;
- blefarite e infestazione da Demodex;
- chirurgia oculare (cataratta, chirurgia refrattiva) nei mesi successivi;
- ambiente: aria condizionata, riscaldamento, ventilazione diretta, inquinamento, bassa umidità;
- cosmetici e trattamenti estetici del bordo palpebrale (extension delle ciglia, tatuaggio del margine palpebrale, alcuni conservanti presenti nei prodotti per il trucco).
Perché la diagnosi non si fa “a occhio”
Molte condizioni diverse danno gli stessi disturbi dell’occhio secco: allergia, blefarite, congiuntiviti croniche, palpebre che non chiudono bene, ciglia che sfregano, riduzione della sensibilità corneale, dolore oculare di origine nervosa, reazioni ai colliri, forme cicatriziali iniziali della congiuntiva.
Sono quadri che si trattano in modo diverso. Distinguerli è il primo obiettivo della visita — e il motivo per cui l’automedicazione prolungata con lacrime artificiali comprate al banco, quando i disturbi non passano, fa perdere tempo prezioso.
Meritano una valutazione senza rinviare: dolore sproporzionato ai segni, calo della vista che non si corregge, arrossamento di un solo occhio che non guarisce, comparsa di aderenze o cicatrici della congiuntiva, e ogni occhio secco che peggiora nonostante la terapia.
Come si valuta l’occhio secco: la visita
Una valutazione completa segue una sequenza precisa, dai test meno invasivi ai più invasivi: instillare colliri o usare luci intense prima del tempo altera i risultati degli esami successivi.
- Quantificazione dei sintomi con un questionario validato (OSDI-6), che dà un punto di partenza misurabile e permette di verificare nel tempo se la terapia sta funzionando.
- Valutazione dell’ammiccamento e della chiusura delle palpebre: quante volte si ammicca, se l’ammiccamento è completo, se le palpebre combaciano.
- Menisco lacrimale: la quantità di lacrima disponibile.
- Tempo di rottura del film lacrimale, cioè quanto a lungo il film resta stabile tra due ammiccamenti. La misura di riferimento è quella non invasiva (NIBUT), che non richiede coloranti ed è preferibile quando lo strumento è disponibile; in alternativa si esegue con la fluoresceina (fBUT), instillandone la minima quantità e applicando soglie di normalità diverse.
- Osmolarità lacrimale, quando disponibile: indica se la lacrima è troppo concentrata.
- Colorazioni vitali: fluoresceina per la cornea e verde di lissamina per la congiuntiva e il margine palpebrale. Quest’ultima viene spesso omessa nelle visite generiche, ma è decisiva: valutando la sola cornea una quota rilevante di occhi secchi non viene riconosciuta.
- Esame del bordo palpebrale e spremitura delle ghiandole di Meibomio, per valutare qualità e quantità della secrezione. La meibografia, quando indicata, permette di documentarne la struttura e l’eventuale perdita di tessuto.
- Valutazione della sensibilità corneale, quando il quadro lo richiede: una sensibilità ridotta cambia sia la prognosi sia la terapia.
Per porre la diagnosi servono i disturbi più almeno uno di questi segni. Per escluderla con ragionevole sicurezza occorre averne valutati almeno due: è la ragione per cui un singolo test negativo non basta a dire che “gli occhi stanno bene”.
Le cure: che cosa funziona e in quanto tempo
Prima delle terapie, due informazioni che cambiano il modo di usarle.
Un sostituto lacrimale va provato con costanza — indicativamente quattro volte al giorno per almeno un mese — prima di dire che non funziona. I sintomi migliorano in genere entro il primo mese; i segni clinici richiedono più tempo, da due a quattro mesi.
Circa un paziente su quattro non trae beneficio da una specifica lacrima artificiale. Se dopo un mese non cambia nulla, spesso è più utile cambiare formulazione che aumentare il numero di gocce. Conta la composizione (acido ialuronico, trealosio, componente lipidica), non la marca; nelle terapie prolungate e nelle forme moderate o severe si preferiscono le formulazioni senza conservanti.
Lacrime artificiali: perché non sono tutte uguali (video, 1 min)
Leggi la trascrizione del video
Allora, ci sono tanti tipi di lacrime artificiali, partiamo con il dire questo, e non tutte sono uguali. Quindi bisognerebbe usare la giusta lacrima artificiale per il giusto occhio. Non tutti gli occhi secchi meritano le stesse lacrime artificiali. Detto questo, prima di poter dire «questa lacrima artificiale per me non va bene», bisognerebbe applicarla almeno quattro volte al giorno per un mese. Quindi comunque impiegano del tempo per fare effetto, perciò bisogna comunque avere pazienza. La lacrima artificiale sicuramente ha un ruolo nel proteggere l’occhio, nel ridurre l’evaporazione. Dipende dai componenti che ha la lacrima, ma di solito l’obiettivo della lacrima è quello di cambiare proprio da un punto di vista qualitativo le componenti del film lacrimale, impedendo così un’evaporazione eccessiva, impedendo così che ci sia un danno oculare successivo. Quindi ha un ruolo fondamentale. Sono la base, diciamo così, il primo step [del trattamento] della patologia dell’occhio secco, che a tutti gli stadi di gravità può avere un ruolo, ecco.
Il trattamento si costruisce a strati, in base ai meccanismi attivi:
- Primo livello — sostituti lacrimali scelti in base alla componente alterata, correzione dei fattori ambientali e comportamentali, revisione dei farmaci in corso, gestione dell’uso delle lenti a contatto.
- Palpebre — igiene palpebrale strutturata, impacchi caldi, trattamento della blefarite e del Demodex, terapie dedicate alle ghiandole di Meibomio.
- Infiammazione — cicli brevi di cortisonico topico nelle riacutizzazioni; ciclosporina topica come terapia di fondo nelle forme croniche con componente infiammatoria.
- Conservazione delle lacrime — occlusione dei puntini lacrimali con tappini, nelle forme con ridotta produzione.
- Forme severe — colliri a base di siero omologo, preparati e dispensati dai centri trasfusionali ospedalieri su prescrizione specialistica; lenti a contatto terapeutiche o sclerali, prescritte dall’oculista e poi applicate e gestite dal contattologo; trattamento delle complicanze corneali; correzione chirurgica delle alterazioni palpebrali quando presenti.
- Trattamenti strumentali (luce pulsata, dispositivi per il riscaldamento e la spremitura delle ghiandole): possono aiutare in forme evaporative selezionate. Non sono indicati in tutti i casi e non sostituiscono l’inquadramento diagnostico che li precede.
Non esiste una terapia valida per tutti. La differenza la fa capire quale meccanismo è attivo: è per questo che una diagnosi accurata cambia concretamente la cura.
Quando possono aiutare gli impacchi caldi (video, 1 min)
Leggi la trascrizione del video
Sì, allora gli impacchi caldi hanno un ruolo soprattutto quando c’è una patologia delle ghiandole del Meibomio che ho citato prima. Quando c’è questa infiammazione o ostruzione dei dotti di queste ghiandole che producono la componente lipidica del film lacrimale, può avere senso cercare di facilitare la fuoriuscita del loro secreto attraverso il calore e attraverso un massaggio delle palpebre. Perché con il calore, superate certe temperature, il secreto passa ad un stato più fluido e massaggiando si può riuscire a far fuoriuscire questo secreto. E questo secreto è fondamentale perché riduce l’evaporazione del film lacrimale. Quindi gli impacchi caldi in certi tipi di occhio secco sono fondamentali, cioè sono molto utili.
Quando l’occhio secco non passa
Molti pazienti arrivano dopo mesi o anni di lacrime artificiali, con disturbi invariati o peggiorati. In genere il motivo è uno di questi:
- si sta trattando la lacrima quando il problema è palpebrale, o viceversa;
- è presente un’infiammazione attiva che i soli sostituti lacrimali non controllano;
- il collirio in uso — o un suo conservante — sta contribuendo al problema;
- le palpebre non chiudono o non si muovono correttamente;
- esiste una malattia generale non ancora riconosciuta;
- la congiuntiva ha già iniziato a cicatrizzare;
- una parte dei sintomi dipende da un’alterazione della sensibilità corneale, che risponde ad approcci diversi.
Un occhio secco che peggiora nonostante una terapia regolare non è un occhio secco “resistente”: è un occhio secco da re-inquadrare.
Quando l’occhio secco è la spia di un’altra malattia
In alcuni pazienti l’occhio secco non è la malattia, ma una sua manifestazione. Va sospettato quando è severo, rapidamente ingravescente, molto asimmetrico o associato ad altri sintomi (bocca secca, artralgie, lesioni della pelle o delle mucose). Le condizioni da considerare comprendono:
- sindrome di Sjögren e altre malattie autoimmuni sistemiche;
- malattia da trapianto contro l’ospite (GVHD), dopo trapianto di midollo;
- rosacea oculare, dermatite atopica e seborroica;
- congiuntiviti cicatriziali, tra cui il pemfigoide delle membrane mucose, la sindrome di Stevens-Johnson e gli esiti di ustioni oculari;
- congiuntivite cicatriziale indotta da farmaci, tipicamente da colliri assunti per anni;
- alterazioni delle palpebre, paralisi del nervo facciale, esiti di chirurgia oculare, radioterapia e alcune terapie oncologiche;
- patologia tiroidea con interessamento orbitario.
In questi casi trattare solo la superficie senza affrontare la causa dà risultati parziali e temporanei.
Il mio approccio
Mi occupo di cornea e superficie oculare. Nella valutazione dell’occhio secco do priorità a due cose: distinguere le forme comuni da quelle secondarie a un’altra malattia, e identificare quali meccanismi sono realmente attivi nel singolo paziente, perché è da questi che dipende la scelta terapeutica.
Una parte rilevante della mia attività riguarda le congiuntiviti cicatriziali — pemfigoide delle membrane mucose, esiti di sindrome di Stevens-Johnson, forme indotte da farmaci — per le quali sono referente del relativo Ambulatorio presso il Policlinico di Milano. In queste patologie l’occhio secco severo è quasi sempre presente ed è una delle componenti più difficili da gestire. Sono inoltre medico prescrittore di lenti a contatto per patologie rare della superficie oculare.
Quando rivolgersi
È utile una valutazione specialistica se i disturbi durano da più di qualche settimana, se le lacrime artificiali non bastano più, se usi colliri da molto tempo, se porti lenti a contatto e le tolleri sempre peggio, se hai una malattia autoimmune, o se hai già una diagnosi di occhio secco ma non hai mai fatto una valutazione completa della superficie oculare.
Le visite si svolgono presso il Policlinico di Milano — Fondazione IRCCS Ca’ Granda, U.O.C. di Oculistica, Via Manfredo Fanti 6 — e presso Blue Eye Milano, Centro di Microchirurgia Oculare, Via Pantano 2.
Domande frequenti
L’occhio secco si guarisce?
Nella maggior parte dei casi è una condizione cronica, che si controlla anziché guarire in modo definitivo. Con la terapia corretta i disturbi possono ridursi molto e restare stabili nel tempo. Quando invece esiste una causa rimovibile — un collirio, un farmaco, un fattore ambientale, una blefarite non trattata — eliminandola il quadro può migliorare in modo sostanziale.
Quanto tempo serve prima che le lacrime artificiali facciano effetto?
Vanno usate con costanza, indicativamente quattro volte al giorno per almeno un mese, prima di poter dire se funzionano sui sintomi. I segni clinici migliorano più lentamente, in due-quattro mesi. Se dopo un mese di uso regolare non è cambiato nulla, di solito conviene cambiare formulazione o rivedere la diagnosi, più che aumentare le gocce.
Meglio le lacrime artificiali con o senza conservanti?
Per un uso occasionale la differenza è modesta. Per un uso quotidiano e prolungato, e in tutte le forme moderate o severe, sono preferibili le formulazioni senza conservanti: alcuni conservanti, usati per anni, possono danneggiare la superficie oculare e peggiorare proprio il disturbo che si vuole curare.
Perché i miei occhi lacrimano se ho l’occhio secco?
È una situazione frequente e apparentemente contraddittoria. La superficie irritata stimola una lacrimazione riflessa: molto abbondante, ma povera della componente lipidica che le permette di restare sull’occhio. Il risultato è che le lacrime scivolano fuori senza proteggere. La lacrimazione eccessiva, quindi, non esclude l’occhio secco: spesso ne è un segno.
L’occhio secco può far vedere male?
Sì, e questo è un sintomo spesso frainteso. Il film lacrimale è la prima superficie su cui la luce si rifrange: se è instabile, la vista si annebbia a tratti e si schiarisce ammiccando, soprattutto durante la lettura o davanti a uno schermo. Non è un difetto di vista e non si corregge con gli occhiali.
L’occhio secco è pericoloso per la vista?
Nelle forme comuni no: incide sulla qualità della vita e sul comfort, non sulla vista in modo permanente. Nelle forme severe o secondarie ad altre malattie sì: la sofferenza cronica della cornea può portare a lesioni persistenti, cicatrici e riduzione stabile della vista. È la ragione per cui le forme che non rispondono alle cure vanno rivalutate e non semplicemente sopportate.
Gli integratori di omega-3 servono?
L’evidenza è discordante. Complessivamente le linee guida internazionali indicano un possibile beneficio della supplementazione orale con omega-3, ma il più ampio studio controllato non ha mostrato differenze rispetto al placebo, e restano da definire dose, formulazione e durata. Ragionevole come supporto in casi selezionati; non un sostituto del trattamento della causa.
“Sindrome dell’occhio secco” e “malattia dell’occhio secco” sono la stessa cosa?
Sì, indicano lo stesso quadro. “Sindrome” è il termine storico, rimasto nell’uso comune. Oggi si preferisce parlare di malattia dell’occhio secco (in inglese dry eye disease), perché i meccanismi che la producono sono stati identificati: non è più solo un insieme di sintomi senza causa nota.
Posso portare le lenti a contatto se ho l’occhio secco?
Spesso sì, ma va valutato caso per caso. Contano il tipo di lente, il materiale, le ore di porto e lo stato delle palpebre. In molti pazienti il problema si risolve modificando la lente o il regime di utilizzo, senza doverle abbandonare. Nelle forme severe esistono invece lenti terapeutiche e sclerali che proteggono la superficie oculare: le prescrive l’oculista e le applica il contattologo.
Quali farmaci possono causare o peggiorare l’occhio secco?
I più frequentemente coinvolti sono antistaminici, antidepressivi, ansiolitici, beta-bloccanti, diuretici, isotretinoina e alcune terapie ormonali. Tra i colliri, quelli usati per anni — in particolare le terapie per il glaucoma e i loro conservanti. Non vanno mai sospesi di propria iniziativa: vanno segnalati durante la visita, perché spesso esistono alternative.
Il computer causa l’occhio secco?
Contribuisce. Davanti a uno schermo si ammicca circa la metà del normale e spesso in modo incompleto, il che accelera l’evaporazione delle lacrime; già una-due ore al giorno si associano a effetti misurabili sulla superficie oculare. Aiutano le pause regolari, ammiccare consapevolmente, abbassare il monitor sotto il livello degli occhi ed evitare il flusso diretto dell’aria condizionata.
Che differenza c’è tra occhio secco e blefarite?
Sono due cose distinte che quasi sempre convivono. La blefarite è l’infiammazione del bordo palpebrale; quando coinvolge le ghiandole di Meibomio altera la componente grassa delle lacrime e provoca occhio secco evaporativo. Trattare l’occhio secco ignorando le palpebre, in questi casi, dà risultati scarsi: è uno dei motivi più comuni di terapia inefficace.
Se ho l’occhio secco devo fare esami del sangue?
Non sempre. Sono indicati quando l’occhio secco è severo, insorge rapidamente, non risponde alle cure o si accompagna ad altri sintomi — bocca secca, dolori articolari, stanchezza, lesioni delle mucose. In questi casi si valuta un approfondimento per sindrome di Sjögren o altre malattie autoimmuni, in genere in collaborazione con altri specialisti.
L’occhio secco dopo un intervento agli occhi è normale?
È frequente dopo chirurgia della cataratta e dopo chirurgia refrattiva, e nella maggior parte dei casi migliora nei mesi successivi. Quando persiste oltre i tempi attesi o è particolarmente fastidioso, di solito esiste una condizione preesistente non riconosciuta prima dell’intervento — tipicamente una disfunzione delle ghiandole di Meibomio — che va identificata e trattata.
La luce pulsata (IPL) serve per l’occhio secco?
Può essere utile in forme evaporative selezionate, legate a disfunzione delle ghiandole di Meibomio, spesso associate a rosacea. Non è indicata in tutti i casi e non ha senso proporla prima di aver definito il tipo di occhio secco: in una forma iposecretiva o in una forma secondaria a un’altra malattia non risolve il problema.
Cosa fare se le cure non funzionano?
Rivedere la diagnosi prima di cambiare collirio. Nella maggior parte dei casi il trattamento fallisce perché non è mirato al meccanismo giusto, perché una componente — quasi sempre quella palpebrale o infiammatoria — non è stata affrontata, o perché esiste una causa generale non ancora riconosciuta. Una valutazione completa della superficie oculare, con test specifici, è il passaggio che manca più spesso.
Contenuti aggiornati alle raccomandazioni internazionali TFOS DEWS III (Tear Film & Ocular Surface Society, Dry Eye Workshop III, 2025).
I contenuti di questo sito hanno finalità esclusivamente informative e non sostituiscono la visita medica, la diagnosi o la prescrizione da parte di un professionista sanitario. In caso di sintomi oculari acuti rivolgersi al pronto soccorso oculistico.
A cura del Dott. Guido Galmozzi — Medico Chirurgo, Specialista in Oftalmologia. Iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Milano, n. 47828. Referente dell’Ambulatorio di Congiuntivopatie Cicatriziali presso il Policlinico di Milano.